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Boggia: “La condizione sarà un rebus alla ripresa, ma il Bari può credere nella B”

Il preparatore atletico ex biancorosso analizza le incognite derivanti dallo stop dovuto all’emergenza sanitaria.

Tra i dubbi sul futuro emerge anche il problema della preparazione fisica. Se l’emergenza sanitaria lo permetterà, come riprenderanno i campionati dopo due mesi di stop? A tali quesiti risponde il professor Stefano Boggia, docente di educazione fisica al liceo scientifico “Amaldi” di Bitetto, ma soprattutto storico preparatore atletico prima della Fidelis Andria (negli anni ’90), poi per ben 12 anni (dal 2001 al 2012) del Bari. 62 anni, originario di Modugno, affronta il tema dell’epidemia e delle sue conseguenze sul calcio.

“L’emergenza sanitaria è una catastrofe che sta sconvolgendo le nostre vite. Fermare il calcio era il minimo che si potesse fare in una situazione così delicata. Il piano fisico è l’aspetto minore paradossalmente. Perché sono convinto che se la sosta dovesse prolungarsi, ogni professionista si organizzerà: in fondo, basta un tapis roulant per curare il profilo aerobico ed un minimo di pesi per mantenere il tono muscolare. Mi preoccupa di più il lato psicologico: i calciatori sono abituati ad una determinata organizzazione che ora è venuta meno. In molti devono anche sopportare la lontananza dalle famiglie. Rituffarsi nella quotidianità dopo un periodo del genere non sarà semplice. Al momento, comunque, non si può pensare alla ripresa del lavoro di gruppo. Nessuno può prevedere quale piega prenderà la pandemia: il calcio è uno sport di gruppo e va vissuto in piena sicurezza”.

La priorità di Federazione e Leghe è terminare i campionati secondo i regolamenti vigenti: ciò potrebbe comportare il giocare ogni tre giorni. “Condivido l’idea di rispettare le norme in vigore – rileva Boggia -, onde evitare sequele che suonerebbero come una beffa dopo l’angoscia che stiamo vivendo. Sarebbe, però, auspicabile che si estendessero il più possibile i tempi, anche sforando nei mesi estivi, senza eccedere nel tour de force. Passare da una lunga inattività e una continua sollecitazione potrebbe aumentare il rischio di traumi ed infortuni. Il Bari? E’ una squadra forte: non dimentichiamo che viene dalla D ed è stata molto rinnovata. La serie C è una dimensione che non appartiene ai galletti: speriamo che si torni alla normalità e che la truppa di Vivarini possa sprigionare tutto il suo valore per prendersi la B.

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