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“Troppi sponsor sulla maglia”: qualche tifoso del Bari storce il naso

Dopo la presentazione dell’ultimo sponsor di maglia alcuni tifosi biancorossi hanno espresso le proprie rimostranze sui social network

Calciomercato, nuove divise, nuovi sponsor e campagna abbonamenti. Il Bari è passato attraverso tutti gli step obbligatori che conducono una società di calcio professionistica verso l’inizio di una nuova stagione. L’entusiasmo per la nuova avventura dei biancorossi, sebbene si tratti di un campionato di Serie C, in città si può toccare con mano.

Rispetto all’estate dell’anno scorso quando in pochi giorni si passò dall’affidamento del titolo sportivo all’inizio delle attività agonistiche, la famiglia De Laurentiis e i suoi collaboratori hanno avuto l’opportunità di lavorare con calma e progettualità. E la differenza è stata subito tangibile, sia per quanto riguarda i calciatori acquistati, sia per ciò che concerne gli aspetti logistici e organizzativi.

L’anno scorso, ad esempio, le divise da gioco furono realizzate in fretta e furia, senza poter scegliere il design più adatto per un club dalla tradizione centenaria come il Bari (per progettare, definire e realizzare una nuova maglia sono necessari almeno 4-6 mesi di lavoro ndr), per cui ci si dovette accontentare di quello che aveva da offrire lo sponsor tecnico. Per la stagione che inizierà a breve, invece, il Bari e Robe di Kappa hanno presentato tre divise che hanno riscosso molto successo tra i tifosi. Particolarmente gradito è stato l’omaggio storico riservato al Bari dei Baresi di Enrico Catuzzi, con la terza divisa gialla e nera.

Il club biancorosso in queste settimane, oltre ad aver consolidato il rapporto con due aziende già sponsor nella scorsa stagione come DAZN, Sorgesana e BPPB, ha accolto due nuovi sponsor come Pasta Granoro e Birra Peroni. Tutti questi partner, vecchi e nuovi, sono inevitabilmente finiti sulle maglie biancorosse. Dopo la comparsa dell’ultimo sponsor, più di qualche tifoso – com’è possibile constatare facendo un giro sui social network – ha espresso il suo malcontento per l’eccessiva invasività della pubblicità sulle divise. “Sembra un volantino della spesa” è uno dei commenti più gettonati tra chi sostiene che la maglia sia troppo piena di sponsor.

Ora è comprensibile che tra tifosi e appassionati resista uno zoccolo duro di romantici e nostalgici del calcio che fu, tuttavia, bisogna anche fare i conti con la modernità e con regole non scritte, che se non seguite finiscono per diminuire la competitività rispetto agli altri attori sul mercato. Piaccia o no, il marketing è un aspetto centrale nel modo di fare calcio odierno: ogni anno vengono studiate nuove forme di partnership commerciali, nuovi accordi, nuove sinergie. Il tutto è finalizzato ovviamente a massimizzare gli utili del club, che vengono poi parzialmente reinvestiti per il miglioramento della rosa e delle strutture.

Le maglie piene di sponsor non sono certo un belvedere ma è necessario ricordare che il Bari in questa sessione di mercato (non ancora conclusa) ha già speso una cifra vicina ai 5,5 milioni di euro tra acquisti e prestiti (cifre assolutamente di rilievo per il mercato di Serie C!). Bene poter contare sulla disponibilità patrimoniale della famiglia De Laurentiis, ma è quantomeno utopico pretendere che la proprietà faccia investimenti contando esclusivamente sulle proprie forze. Anzi, in tal senso, come sottolineato dallo stesso presidente Luigi De Laurentiis, da parte del club ci si aspetta una grande risposta da parte del tifo con la sottoscrizione degli abbonamenti.

Sulla sacralità della maglia nel calcio non si può che essere d’accordo, oggi però, Bari ha finalmente una proprietà solida e punta con decisione a tornare nel calcio che conta. Per la città e per i tifosi è tempo di accantonare le polemiche, specialmente quelle sterili, e remare tutti in direzione di un traguardo difficile quanto ambito come la vittoria del campionato.

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