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Perrone, l’eroe del trionfo europeo del Bari: “Il mio film perfetto”

30 anni fa i biancorossi festeggiavano la vittoria della Mitropa Cup: l’ala fu il match winner della finalissima.

“Nemmeno il più bravo degli sceneggiatori sarebbe stato in grado di immaginare un finale del genere”. Carlo Perrone ricorda così la sera del del 21 maggio 1990, esattamente 30 anni fa, quando il Bari conquistò l’unico trofeo internazionale della sua storia: la Mitropa Cup, competizione riservata a chi nel torneo precedente aveva vinto la serie B. I galletti vi parteciparono insieme al Genoa poiché le due compagini terminarono a pari punti il torneo cadetto 1988-89: pugliesi e liguri si ritrovarono di fronte proprio nella finale della Mitropa, decisa da un gol di Perrone dopo undici minuti, nell’ultimo match disputato allo stadio Della Vittoria. L’ex tornante biancorosso, oggi 59enne ed allenatore, apre così il libro dei ricordi di una serata storica, parlando alla Gazzetta del Mezzogiorno.

“E’ davvero raro mettere insieme tante concomitanze. La finale di Mitropa avrebbe dovuto rappresentare l’inaugurazione del San Nicola, pronto ad ospitare il mondiale del 1990. Invece, a causa di alcuni ritardi, quella sfida si tramutò nel congedo di uno stadio glorioso come il Della Vittoria. Mi ritrovai con la fascia da capitano al braccio, segnai il gol decisivo, sollevai la prima coppa europea del Bari. Il tutto, nel giorno in cui giocai la mia ultima partita in biancorosso. Andai via con il cuore in pezzi, ma almeno mi è stata concessa un’uscita di scena meravigliosa. Eravamo a fine stagione, dopo aver conquistato una brillante salvezza in serie A. Giocavamo in casa ed il Genoa era un ottimo complesso. Ma non contemplavamo nemmeno l’idea di non vincere. La premiazione fu il momento più toccante: faticavo a trattenere le lacrime”.

Perrone spiega anche i motivi del suo addio: “Per me Bari era la destinazione definitiva. Venni su precisa richiesta di Enrico Catuzzi, nell’estate del 1987. Purtroppo, fallimmo l’obiettivo promozione, ma Catuzzi era davvero un rivoluzionario: il migliore allenatore che abbia mai avuto. Tra me ed i tifosi si instaurò un affetto speciale, ma nel torneo successivo, quello della promozione in A, saltai quasi l’intera stagione per infortunio. Forse qualcuno pensò che non sarei tornato ai miei livelli e trovai meno spazio. Ma io volevo essere protagonista e lo dimostrai all’Atalanta, giocando anche in Europa e sfiorando la nazionale. Da Bari partii con tanta amarezza non solo sul piano affettivo, ma anche perché ero convinto di lasciare un club in ascesa che si sarebbe radicato in serie A. Ora, però, il Bari è tornato in mani forti. I De Laurentiis conoscono le potenzialità di una piazza passionale come poche. Se hanno acquistato il club, è per farlo grande”.

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