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Bari, l’avventuroso viaggio a Catanzaro, poi lo stop

Il racconto di un weekend surreale tra la trasferta di Catanzaro che ha preceduto lo stop dello sport italiano

Il Bari è rientrato nella notte tra lunedì e martedì da un weekend surreale, tra colpi di scena, indecisioni e la sfida giocata contro il Catanzaro tra mille dubbi ed il dovere di mantenere la concentrazione sul campo, nonostante la mente probabilmente volesse altrove. Non è stata semplice la due giorni dei galletti.

Partiti domenica alla volta di Catanzaro, la squadra ha dovuto interrompere il viaggio all’altezza di Policoro perché nel frattempo si era fermata la gara di serie A tra Parma e Spal: un’interruzione che lasciava presagire lo stop immediato ai tornei. Quindi, le squadre che tonano in campo al Tardini ed il torpedone biancorosso che riparte alla volta della città calabrese, tra interrogativi che si sono susseguiti fino a pochi secondi prima di scendere in campo al “Ceravolo”, proprio quando il Coni chiedeva al Governo di decretare il fermo di tutte le attività. Ma non è arrivato lo stop ad una partita che, per certi versi, passerà alla storia per essere stata l’ultima prima che il calcio italiano si fermi per riprendere chissà quando ed in quali modalità. La truppa di Vincenzo Vivarini ha portato a casa un pareggio (il 25esimo risultato utile di fila) che non ha interrotto il digiuno da vittorie in trasferta (ultimo blitz a Caserta il 15 dicembre scorso) e soprattutto ha allungato a nove lunghezze il distacco dalla Reggina capolista, a nove turni dal termine della regular season. Oggi il Bari ha solo la parziale consolazione di essere la migliore seconda in assoluto nei tre gironi di Lega Pro (i galletti, però, hanno giocato più delle concorrenti degli altri due raggruppamenti): chissà se questo dato possa avere una qualche valenza in chiave promozione se si dovesse andare verso una clamorosa fine anticipata delle stagioni agonistiche.

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