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Euro 2020

Euro 2020, itinerante… ma non per tutti: buona l’idea, meno l’esecuzione

L’idea del torneo di Euro 2020 sparso in tante città d’Europa sembrava affascinante, ma la realizzazione ha destato perplessità.

Di Simone Brisi e Tommaso Fefè

Buona l’idea, meno l’esecuzione. Commento tecnico che non si riferisce, questa volta, a una goffa azione vista in campo durante Euro 2020, ma proprio a tutto il torneo. In particolare alla sua peculiarità di essere itinerante, almeno per qualcuno. La trovata della UEFA – concepita quando al vertice c’era ancora Platinì – di spargere la manifestazione in tante città d’Europa, per celebrare il 60° anniversario della fondazione della federazione calcistica continentale, in teoria sembrava una proposta intrigante. All’atto pratico, invece, si è rivelata problematica e, soprattutto, iniqua per le squadre.

Già dall’abbinamento degli stadi per la fase a gironi a prima vista qualcosa strideva. Nel Gruppo A – quello dell’Italia – c’erano più di 3000 km in linea d’aria tra Roma e Baku. Nel Gruppo F, quello con Francia, Germania, Portogallo e Ungheria, non passavano nemmeno 700km tra Monaco di Baviera e Budapest. Per non parlare poi della scelta di ricollocare gli incontri inizialmente previsti a Dublino – costretta al forfait per via del Covid – a San Pietroburgo. Così, con il concomitante spostamento delle partite della Spagna da Bilbao a Siviglia – sempre per motivi legati alla pandemia – il girone E si è giocato tra l’Andalusia e le coste più orientali del Mar Baltico. Appena 4500km di distanza e senza considerare le difficoltà per fuso orario e clima.

Il risultato di questo gioco dell’oca sulla cartina del Vecchio Continente è ben immaginabile. Alcune squadre hanno sorvolato i cieli d’Europa in lungo e largo. Altre si sono fatte al massimo un paio d’ore di treno. Passi il discorso sulle teste di serie, che avevano il vantaggio di giocare tre partite in casa nella prima fase del torneo. Ma le altre? Perché la Scozia, qualificatasi dopo gli spareggi, l’unica trasferta l’ha fatta a Wembley, mentre l’Ucraina – che addirittura aveva vinto il proprio raggruppamento di qualificazione, arrivando anche sopra il Portogallo – ha dovuto barcamenarsi tra Amsterdam e Bucarest (quasi 1800 km)?

E andando avanti col tabellone, la sperequazione se possibile è peggiorata. Da record è il caso della Svizzera. 25980km in venti giorni. Prima partita in Azebaijan. Poi all’Olimpico contro gli Azzurri e poi di nuovo sulle coste del Mar Caspio. Ottavi in Romania ed eliminazione ai quarti – più per sfinimento che per demerito – in Russia.

Le quattro semifinaliste di Euro 2020

Tra un aeroporto e l’altro, comunque, si è giocata anche qualche partita in questo Europeo, ormai arrivato alle battute finali. Le quattro semifinaliste si ritroveranno tutte a Londra per contendersi l’accesso alla finale e la coppa. Ad aver fatto più strada per arrivare fin qui è la Spagna. Gli iberici nonostante abbiano trascorso in casa tutto il loro girone, per le successive 2 partite hanno totalizzato ben 14760 kilomentri. Ma ad influire è stata la scelta di ritornare fino a Madrid tra un impegno e l’altro. Gli uomini di Luis Enrique incroceranno gli Azzurri che hanno viaggiato per 6120 km.

10837 quelli percorsi dalla Danimarca, tra Copenaghen – dove ha disputato i primi 3 incontri – Amsterdam, Baku e l’arrivo nella capitale inglese. Lì ad accoglierli ci sarà la nazionale padrona di casa che, invece, è quella ad essersi mossa di meno tra le final fourSolo 3524 km, tutti negli ultimi due giorni, tra l’andata e il ritorno dell’unico viaggio che l’ha portata fuori dai confini nazionali, per la sfida di ieri sera contro l’Ucraina a Roma.

Per il resto i tre leoni sono rimasti comodi per tutto il torneo tra le mura amiche. Difficile da capire, in questo senso, la scelta di far disputare loro a Wembley anche l’ottavo di finale con la Germania.

Che le fasi finali si sarebbero giocate in Inghilterra lo si sapeva sin dall’inizio. Ma nel 2014, quando questa formula per l’europeo – che resterà unica nella storia – venne pensata, solo i tre match conclusivi era previsto che dovessero essere svolti oltremanica. Poi, per problemi infrastrutturali, è arrivata la defezione di Bruxelles, ma era il 2017. Ben prima del disastro coronavirus. Eppure, da subito, si è scelto di riallocare il calendario del girone dove avrebbe giocato il Belgio, più l’incontro eliminatorio, all’ombra del Big Ben.

Gli incastri nei sorteggi per formare i gruppi e i piazzamenti finali negli stessi hanno fatto il resto, consentendo a Kane e compagni di non muoversi da casa. Viene da chiedersi, con tutti gli stravolgimenti resisi necessari negli ultimi 2 anni, se fosse davvero così difficile invertire all’ultimo, ad esempio, anche solo Glasgow e Londra come sedi dei rispettivi ottavi di finale. Ci sarebbe stato un Germania-Inghilterra in terra scozzese e uno Svezia-Ucraina qualche miglio più a Sud.

Così, giusto per far finta che Euro 2020 sia stato veramente itinerante per tutti e non solo per qualcuno più sfortunato di altri.

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