GdS – Bari, torna Partipilo: Caserta avrà un tridente top

Il punto del quotidiano sul ritorno in Puglia dell'attaccante

Dopo la telenovela della scorsa estate, arriva il lieto fine: Anthony Partipilo sarà a breve un nuovo calciatore del Bari. Giungerà in Puglia in prestito con diritto di riscatto (obbligo in caso di promozione in A) dal Parma.

“Partipilo andrebbe a completare un tridente offensivo di prim’ordine che può già contare sui navigati Gytkjaer e Sibilli – l’analisi della Gazzetta dello Sport -. Nel mirino del Bari c’è anche Sersanti. Più defilato Ghion”

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56 Commenti
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1 anno fa

E un centrocampo e una difesa d merd

Gino
1 anno fa

Allora il popolo japigiano albarese dopo secoli di dominazione straniera….romani franchi normanni saraceni arabi (emirato di Bari)spagnoli francesi e dopo nn aver scritto una pagina di storia attiva….sempre sotto altri…sanno fare solo una cosa lamentarsi….
E pensare che criticavano Matarrese…..solo perché sognavano lo straniero di turno che gli avrebbe presi in giro….la lezione il popolo barese nn lo ha ancora capito….se poi un sindaco nn sa riconoscere per miracolo un vero imprenditore miliardario asiatico che sta facendo le grazie sul lago di Como…..allora vi meritate lo sfruttatore di turno…..io ho smesso di tifare la Bari….nn mi faccio prendere in giro…..

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1 anno fa

senza la difesa 🤣

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1 anno fa

E gli altri toppp(ini) chi sarebbero? Il danese che l’anno scorso a Venezia ha fatto 2 gol, e Sibilli???🙄🤔🙄
E la difesa e il centrocampo? Poi Dorval che fa’ e rimasto a metà strada tra Bari e Russsia? 🙄🤔🤣🤣🤣

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1 anno fa

Solo fumo negli occhi

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1 anno fa

Sì: un tridente da champions league

Pasquale Angarano
1 anno fa

Ah, la nuova moda a Bari: i capopopolo da tastiera che gridano “Diserzione!” e il popolo belante che, come sempre, risponde “Presente!” senza nemmeno chiedersi il perché.
Le solite frasi prefabbricate: “È l’unica arma che abbiamo”, “Così mandiamo un segnale forte”… sì, forte come uno starnuto nel deserto.

Il bello è che questi guru della fuga parlano come se il calcio fosse un servizio al tavolo: non ti piace il piatto? Ti alzi e te ne vai. Peccato che qui non siamo al ristorante, ma in uno stadio dove l’unico vero segnale che mandi, disertando, è: “Io ci sono solo quando si vince”.

E il gregge applaude. Copione noto: qualcuno urla “Boicottiamo!”, il coro di pappagalli ripete in eco senza manco capire cosa significhi. Nessuno che si chieda se abbandonare la propria squadra nel momento del bisogno sia l’ennesima sceneggiata utile solo a far contenti due o tre ego ipertrofici.

Nel frattempo, chi ama davvero i colori resta lì, a soffrire e tifare. Gli altri? Tutti a casa, convinti di essere Che Guevara… ma col telecomando in mano.

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Antos
1 anno fa

Condivido pienamente

Gabri
1 anno fa

Chi ti scrive ora non è un tifoso che c’è stato solo nella vittoria.,anche perché la storia del Bari non ne vanta molte! Chi tu scrive ora è un tifoso che è passato da un presidente di nome De Palo che soldini non ne aveva ad una retrocessione in serie ci con Antonio Matarrese. In poche parole chi ti scrive è un tifoso che nelle vittorie è nelle sconfitte c’è sempre stato.Rispetto tutto quello che hai scritto ma credo che tu non abbia per nulla compreso dove nasce la rabbia e l’ostilità verso i De Laurentis perché quello che ha portato molti di noi a diventare “disertori” non è certo legato alle vittorie o dalle sconfitte ma più che altro da una multiproprietà che mortifica la storia del Bari e la relega ad una seconda squadra del Napoli. Personalmente io invidio tifosi di società minori come Catania che Vicenza che benché siano in C non sono secondi a nessuno. Non credo che i tifosi baresi che non hanno rinnovato siano stati guidati da nessuno, è offensivo solo pensarlo.Piuttosto sono tifosi rimasti delusi dagli ultimi eventi.

Francesco
1 anno fa
Reply to  Gabri

Condivido ogni tua parola, perché la tua storia da tifoso barese, coincide con quella mia. Alle tua parole, voglio aggiungere solo una considerazione in più: per chi ha vissuto l’era de palo e quella dei Matarrese, tutti conoscevano la forza e le possibilità della squadra. Nessuno di loro ha mai preso in giro la tifoseria. Situazione che con questa proprietà negli ultimi tre anni è avvenuta

Gabri
1 anno fa
Reply to  Francesco

Hai capito il senso del mio messaggio!

Sergio doc.
1 anno fa
Reply to  Gabri

Sai dove sbagli? Nel ragionare come se sul Bari calcio ci fosse la dinastia dei Dela. Qui, dopo essere usciti in fretta dalle sabbie mobili della D e della C, siamo ad appena tre anni di serie B (col prossimo saranno 4), di cui un’annata comunque favolosa e due disgraziate per infortuni (la seconda) e un mister up and down (la terza). Signori, tre anni solamente, quando il Bari sono quasi 20 anni che la serie A la vede col binocolo, mentre attorno a noi ci sono famosi club scomparsi dal panorama calcistico con oltre 140 di storia alle spalle!!!!! Consideriamo queste cose e siamo obiettivi. Il quarto anno, il prossimo, e’ tutto da scoprire. Ma chi dice che sta nascendo qualcosa di buono, non sbaglia. A mio parere.

Gabri
1 anno fa
Reply to  Sergio doc.

Sergio, da una parte ti ammiro perché si vede la tua passione per il Bari da un’altra non condivido alcune tue considerazioni su una proprietà che benché non sia una dinastia, per il momento rappresenta e fa parte (purtroppo) della storia del Bari. Credimi quando ti dico che al Nord, dove io vado spesso per lavoro, ci deridono tutti.Spero un giorno di tornare in curva,qualsiasi sia la categoria, anche in promozione!

Sergio doc.
1 anno fa

Che bello non sentirsi soli, a differenza di ciò che pensano certuni! 😀

Gabri
1 anno fa
Reply to  Sergio doc.

Ci sono le agenzie specializzate per questo tipo di problemi Sergio!🤣🤣

Last edited 1 anno fa by Gabri
Ueliuela
1 anno fa

Sante parole

Enzo
1 anno fa

Tridente offensivo di prim’ordine Gytkjaer 2 goal mancini 5 partipilo 1 più forte di così e impossibile con questi numeri si aprono le porte per la serie C diretta

Gabri
1 anno fa

Partipilo comunque non è male,non so perché l’anno scorso era panchinaro ma ammetto che col Parma e con la Ternana mi è sempre piaciuto.

Gabri
1 anno fa
Reply to  Gabri

E spero che nel 2028 quando tornerò allo stadio, sia uno dei superstiti. Anche perché è un barese doc.

Francesco
1 anno fa
Reply to  Gabri

Infortuni gabri

Gaetano
1 anno fa

Ho rinnovato l’abbonamento, sono contentissimo e non vedo l’ora di tornare allo stadio
Alla faccia di tutti quelli che non sanno fare altro che lamentarsi e rompere il xxxxx

gaetano longo
1 anno fa
Reply to  Gaetano

vai tranquillo e già aperto il cancello

Leonardo
1 anno fa
Reply to  Gaetano

Andare a vedere uno spettacolo in questo caso una partita di calcio sapendo che la tua squadra del cuore gioca senza un obbiettivo ( a me personalmente quello dichiarato dei playoff non mi interessa) francamente è molto dura. Anche quelli che entreranno dovrebbero in ogni partita lasciare gli spalti dopo venti minuti di gioco indipendentemente dal risultato in campo solo così potremo riappropriarci un po’ di rispetto e ritrovare un po’ di dignità e perché no paradossalmente un po’ di visibilità. Questo si dovrebbe fare per amore verso la propria squadra e non abbassare la testa e tifare a prescindere che è quello che vuole il presidente.io tifo Bari nel mio cuore ma questa società con a Capo un presidente che ha dichiarato che noi siamo la seconda squadra del Napoli a me non mi rappresenta e non mi rappresenterà mai. MI AUGURO UN MIRACOLO CALCISTICO O ASPETTO IL 2028.

Enzo
1 anno fa
Reply to  Leonardo

nuova stagione è ormai alle porte, ma in casa Bari il clima è tutt’altro che sereno. Dopo mesi di attese, promesse e cambi di rotta, il club biancorosso si ritrova ancora senza una vera e propria identità tecnica. Il margine per sbagliare è ridotto al minimo. In un campionato come la Serie B, dove chi parte lento spesso resta indietro per tutto l’anno, non c’è più spazio per le giustificazioni. Servono risposte, concrete.

Il Bari arriva da un’annata chiusa tra rimpianti e rammarico. L’estate, che avrebbe dovuto rappresentare un momento di chiarezza, ha invece sollevato nuovi dubbi, complice anche l’addio di elementi chiave come Dorval, Maita e Benali. Le intenzioni non sono mancate, ma la traduzione in scelte concrete è stata finora timida. Sono arrivati Gytkjær, Moncini, Dickmann, Verreth, Pagano, Rao e Kassama, tanti nuovi profili che mescolano sicuramente esperienza e prospettiva. Quello che però continua ancora a mancare è un segnale netto di ambizione, l’innesto capace di alzare l’asticella e dare un volto nuovo a un progetto che ha l’urgente bisogno di voltare pagina.

Il San Nicola merita una squadra capace di accendere l’entusiasmo, non un collettivo spaesato che fatica anche contro avversari alla portata, come successo già nella scorsa stagione. Il Bari non può più recitare il ruolo della comparsa, né accontentarsi del minimo sindacale. È una piazza che vive di ambizione e storia, che guarda alla Serie A non come un sogno proibito, ma come un obiettivo da inseguire con coraggio. Questo è il momento delle scelte, della responsabilità, del coraggio. Servono guide riconoscibili nello spogliatoio, una direzione chiara dalla società e una squadra che lotti con ferocia ogni volta che scende in campo.

La fotografia attuale del Bari racconta una realtà ancora lontana dalla solidità. Siamo ad agosto, a pochi giorni dall’esordio ufficiale, e la squadra continua ad avere i contorni sfocati di un cantiere aperto. L’impressione è quella di un progetto tecnico ancora indefinito, con tasselli da sistemare in corsa e un’identità che sta prendendo forma, ma è ancora lontana dall’essere consolidata. Manca la chimica, mancano i meccanismi, mancano le certezze. E soprattutto manca il tempo: l’urgenza di diventare squadra è già un’emergenza. E se non arriva una struttura chiara, il rischio è quello di partire col piede sbagliato e non rialzarsi più.

Il primo vero banco di prova è ormai imminente, e non sarà una passeggiata. Il Bari si prepara ad affrontare il Milan in Coppa Italia, un avversario di ben altro calibro. Sulla carta il divario è netto, ma questa partita rappresenta più di un semplice risultato: è un’occasione per capire a che punto è davvero la squadra. Non si può arrivare impreparati, senza idee e senza una struttura solida. Caserta ha davanti una missione tutt’altro che semplice: assemblare in tempi stretti un gruppo nuovo di zecca, trasmettere idee chiare, stabilire ruoli e costruire un sistema di gioco efficace. Una sfida che si è rivelata subito più complicata del previsto, ma, a questo punto, inevitabile. Leggete queste cose chi fa l’abbonamento

Francesco
1 anno fa
Reply to  Enzo

Enzo, ma, se il Brescia non fosse fallito, credi che avremmo potuto acquistare definitivamente Verreth Dickmann e Moncini? Io penso proprio di no

Sergio doc.
1 anno fa
Reply to  Leonardo

Sai dove sbagli? Quando, pur parlando di miracolo calcistico, escludi che un tifoso possa andare allo stadio. Come possiamo giudicare noi aprioristicamente del rendimento di una squadra? Di uomini che corrono dietro ad una sfera rotonda ? Del campionato che potranno fare i vari verreth, Dickman, Gytkiaer, Moncini o Partipilo? Per questo la gente va allo stadio. Perché questi giocatori ed altri che, sulla carta, comunque significano qualcosa in B, possano realizzare (anche) il miracolo che dici tu. Questo è il bello del calcio e (soprattutto) del tifo espresso in un inno, il nostro, che ci invita a non abbandonare mai la squadra, perché si tratta di “un unico, grande AMORE”.

Enzo
1 anno fa
Reply to  Gaetano

Complimenti hai vinto un sergiodoc di peluche

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