Cosenza era un crocevia, e il Bari ha scelto di imboccare la strada dell’inferno. Nessuna scusa, nessun appello, nessuna giustificazione per il ko incassato da Di Cesare e compagni, piombati nel tunnel della retrocessione diretta, davanti soltanto a Lecco e Feralpisalò, curiosamente le uniche due compagini battute (a fatica) nel corso degli ultimi tre mesi. La classifica dice tutto e sentenzia la veritĆ : come detto nelle scorse settimane, le altre giocano mentre il Bari no, o lo fa soltanto per pochi scampoli di gara.
Se contro il Pisa c’era stato un secondo tempo confortante, con il Cosenza si sono visti soltanto trenta minuti appena dignitosi: un solo terzo di gara che non può bastare per l’obiettivo di salvezza. Per un’ora, e soprattutto in avvio, il Bari ĆØ stato suonato come un pugile dilettante al cospetto del campione indiscusso, i cui panni sono stati vestiti da un avversario certamente non eccelso. Spento, abulico, schiaffeggiato ripetutamente dalla colonia di ex capeggiata da Marras che ha maramaldeggiato nella metĆ campo biancorossa con estrema e imbarazzante facilitĆ .
Tre partite alla fine: niente e nessuno, a oggi, sembra poter essere in grado di invertire il trend e salvare il Bari, trincerato nel silenzio dopo essere scivolato al terz’ultimo posto. Il punto chiave ĆØ non essere stati in grado di rendersi conto del pericolo, trasudando arroganza e presunzione nell’individuazione degli obiettivi stagionali, anche quando la situazione stava degenerando con la barca ormai alla deriva, a un passo dal naufragio. Il grande pasticcio ĆØ servito. Adesso serve un miracolo. Povero Bari.



Almeno oggi battete il Parma. Almeno salvate la faccia da cadaveri
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Vergognosi
Anche se il papĆ mette le riserve minimo 1 punto prende. Rassegniamoci
Siete e resterete la vergogna di Bari š”
Una vera vergogna
Farei scendere in campo la primavera
Siete š©š©
Non so perchƩ ma penso che col Parma vincerete
Non c’ĆØ da sostenere null’altro