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Bari, l’ex Defendi racconta i giorni del coronavirus

L’ex capitano, ora alla Ternana, è nato a Bergamo dove vive la sua famiglia: “State a casa, in Lombardia è in corso un dramma”.

Ha sempre affrontato tutto con il sorriso, Marino Defendi. Anche i momenti più difficili. Che nella sua lunga esperienza barese davvero non sono mancati. E’ arrivato nell’estate del 2011, con i galletti appena retrocessi dalla A alla B. Per tre anni ha combattuto tra penalizzazioni e stenti, ha visto il fallimento del marzo 2014 ed è stato il capitano della “meravigliosa stagione fallimentare” (quando le sue foto da finto clochard per invitare gli imprenditori a rilevare il club diventarono virali), persa ai play off con il Latina. E’ rimasto anche nel biennio targato Gianluca Paparesta incassando un’altra eliminazione ai play off, stavolta per mano del Novara. E’ andato via nell’estate del 2016 (con 163 presenze e nove reti con i galletti), all’alba dell’era Giancaspro. Ora Marino è fermo a Terni, essendo tesserato (e capitano) della Ternana (dal 2016), lontano da Bergamo, dove è nato e dove vivono la moglie, i due figli, nonché la mamma e le sue sorelle. La città lombarda è tra le più colpite dall’epidemia di coronavirus. Defendi, allora, racconta il suo quotidiano.

“E’ un momento davvero assurdo, non posso negare di essere preoccupato. Bergamo è al momento una delle città più in difficoltà in Italia. Là ci sono tutti i miei cari. Ci sforziamo di fare in modo che sia tutto normale. Mio figlio più grande va a scuola a Bergamo: avrei potuto trasferire a Terni tutta la famiglia, ma la vita di un calciatore è soggetta a rapidi cambiamenti e non sarebbe stato giusto staccare i bambini dal loro ambiente. Ci sentiamo tutti i giorni, ci comportiamo come se il campionato fosse in corso, anche se non posso raggiungerli. Sono tranquillo perché conosco il loro senso di responsabilità e so che eviteranno qualsiasi situazione potenzialmente pericolosa. Ci troviamo davanti ad un nemico subdolo che non sappiamo come contrastare. Ci dicono che l’unica da fare è isolarci per impedire la diffusione del virus. Io non sono un medico o un virologo e quindi ho detto alla mia famiglia di seguire alla lettera le disposizioni. Mia moglie esce soltanto per fare la spesa e si organizza per razionare le scorte. In giro, tuttavia, vedo ancora troppe persone, in tutta Italia. Questa è stupidità pura”.

Defendi parla anche del fermo ai campionati. “Non c’era alternativa allo stop. Peraltro, chi pratica sport di squadra vive in gruppo. Il malessere di uno può propagarsi con estrema velocità. Noi, peraltro, siamo professionisti e seguiti da vicino. Ma ci sono realtà più piccole in cui eventuali casi sarebbero stati ingestibili. Del pallone adesso non mi importa. Conta la salute. Perciò, ho seri dubbi sul fatto che si possano completare i campionati nel modo originale perché non esiste tornare in campo se non in totale sicurezza. E’ anche vero che il calcio muove un’ampia fetta dell’economia nazionale e quindi si cercherà la maniera di concludere la stagione producendo risultati”. Infine, un consiglio ai baresi: Bari sarà per sempre una mia seconda casa. Perciò vi dico: non fatevi prendere dal panico, ma vi prego: restate in casa e non commettete imprudenze. E’ un sacrificio, ma se lo facciamo tutti insieme, usciremo prima da questo dramma”.

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