L’editoriale. Ora più che mai: Bari, devi vincere!

La sfida con la Reggina rimanda all’antico sapore dei confronti con punti pesanti in palio. Un successo aprirebbe uno scenario completamente nuovo per i biancorossi.

Correva l’anno 2003-04. Quasi senza accorgersene, il Bari incappò in una crisi senza fine, si ritrovò in zona retrocessione, in serie B, con lo spettro della C là vicino, a due passi. Il pubblico deluso, arrabbiato ed incredulo decise di riunirsi per l’ultimo mese di campionato. Per salvare la dignità di non scendere in una categoria terribile e mai più bazzicata dal 1984. Ogni partita era una speranza, ogni incontro un’occasione per uscire dall’incubo. Dalla curva Nord si fece largo un coro. Faceva così: “Ora, tutta quanta la curva canterà per te, Bari devi vincere, Bari devi vincere!”. Un’implorazione più che un’esortazione.

E tutto lo stadio si univa a quel canto, come per salvare il figlio prediletto dalla cattiva strada. Si cantò fino all’ultimo, al drammatico play out con il Venezia, quando al San Nicola i biancorossi si illusero vincendo 1-0. Al “Penzo”, al ritorno, i galletti persero 2-0: il campo decretò la retrocessione. Ma c’era chi cantava ancora, tra le lacrime. Il fallimento di Ancona e Napoli (ironia della sorte, proprio la squadra che ora è legata per la comune proprietà) evitarono la discesa agli inferi con il ripescaggio che valse la permanenza in B. E quel coro conobbe tempi migliori: dalla cavalcata della promozione in A del 2009 con Antonio Conte alla “libidine” creata nel torneo successivo sotto la gestione di  Giampiero Ventura che condusse i pugliesi al decimo posto nel massimo campionato.

Gli ultimi avvenimenti hanno cancellato quell’atmosfera di grande attesa, di eventi da batticuore. Ma ora c’è Reggina-Bari ed è davvero una sfida fondamentale, da altri palcoscenici e con un grande pubblico. Gli amaranto primi con sei punti di vantaggio sui biancorossi, secondi. Facile intuire lo scenario: se alla truppa di Vivarini riuscisse il blitz, il distacco si ridurrebbe a sole tre lunghezze. Peraltro, con lo scontro diretto a vantaggio dei galletti. Un dato non proprio irrilevante, perché, in caso di arrivo a braccetto, sarebbe il Bari a spuntarla sui calabresi. Con altre 15 giornate da giocare vien spontaneo pensare che, in fondo, anche un pareggio potrebbe non essere malvagio poiché manterrebbe accesa la fiamma della speranza.

Eppure…si riesce a immaginare il potere che avrebbe una vittoria? La città tornerebbe a sognare, a circondare la squadra di quell’entusiasmo che solo Bari sa infondere. Il San Nicola riprenderebbe a macinare numeri da serie A, con un pubblico pronto a fare la differenza in uno sprint che potrebbe allungarsi fino all’ultima giornata. Sì, l’ebrezza sarebbe da vertigine. E quasi si ha paura persino a figurarsela.

Ma se non ci si prova adesso, nello scontro diretto per eccellenza, allora quando? Forse è meglio non fare troppi calcoli, affrontare la sfida con il petto in fuori, con coraggio, con personalità. Perché il gruppo biancorosso ha tanta qualità ed altra ne ha acquisita con l’arrivo di un “top” come Laribi. Perché Vivarini ha tante frecce al suo arco. Perché, soprattutto, lo merita un popolo intero che ha sofferto troppo nel recente passato e che questa serie C proprio non la digerisce, proprio come la temeva 16 anni fa. La speranza è che il Bari giochi 90′ da grande squadra e che lasci il campo dopo aver profuso il massimo impegno e non aver lasciato alcunché di intentato. Provateci, galletti. Magari con quel coro nella testa e nel cuore: “Bari, devi vincere!”.

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