Alberto Fontana si racconta. Al Bari la prima vera esperienza, poi la vita da secondo dell’Inter, il possibile ritorno al Bari con Conte (la squadra andò in Serie A). Oggi lavora nel turismo, ha un albergo che gestisce, così come la moglie ne ha un altro. Ed è tornato nella sua Cervia.
La prima volta al Bari è “stata la prima volta lontano da casa. Ti trovi in una città vera, con un bacino d’utenza enorme e una fede calcistica che capisci solo se ci vivi dentro. A Bari in serie B non ci vogliono stare, e lo percepisci subito. Giocare in B non è uguale ovunque: in alcune piazze puoi vivertela, a Bari no. O sei protagonista o nasce un malumore, perché è una città che ha il potenziale per riempire lo stadio ogni domenica”, ha detto.
E su quella squadra: “Forse il Bari più bello che si sia mai visto. Dal ritiro capimmo subito che eravamo forti, che c’era complicità. In campo c’era sempre il compagno che faceva una corsa in più. Regalia e Matarrese avevano costruito un gruppo vero, con giocatori importanti. Quando tornammo dal ritiro sapevamo già che saremmo stati protagonisti. Ancora oggi abbiamo una chat, ci sentiamo spesso: Igor è il nostro capitano e ci stringiamo intorno a lui”.
Avrebbe potuto fare ritorno al Bari nell’estate in cui Conte e Perinetti costruirono la squadra che poi fu promossa in A. “Avevo firmato col Bari, c’era Conte. Poi ho capito che la luce si era spenta. Avevo un figlio piccolo, stavamo pensando al secondo, e sapevo che non potevo dare il cento per cento che Conte giustamente chiede ogni giorno. Ho riconsegnato il contratto: una scelta di responsabilità. Nemmeno Perinetti se ne capacitò”.



Bei tempi quanti rimpianti dopo matarrese presidente solo il buio e finito il calcio a bari