È un Bari senz’anima, senza cuore, senza mordente, senza capacità di soffrire, senza voglia. Almeno all’apparenza. Il Bari di Vincenzo Vivarini è come quello di Fabio Caserta: leggermente più accorto, un poco più attento, persino meno offensivo. Cambiano delle piccolezze, la sostanza resta sempre la stessa: è come se il Bari 2.0 di questa stagione sciagurata avesse indossato l’abito di quello 1.0. Perché del resto c’è sempre un abito da indossare, qualcosa da mettersi addosso per continuare a fare ciò che si stava facendo prima. E, per sgombrare il campo da dubbi, si stava facendo male.
Abito scucito
Quell’abito indossato è un abito senza cattiveria, senza grinta, senza voglia di incidere. Ed è il limite più grosso di questo Bari. Una squadra costruita male, sicuramente. E quante lacune, a partire dalla fantasia in attacco. Ma c’è qualcosa di più profondo. È come se la sconfitta non facesse più notizia. Come se…le cose devono andare così e così andranno, irrimediabilmente. Il Bari non ha tirato in porta una sola volta nella partita della vita contro la Juve Stabia. Non è riuscito a fare l’assalto. Persino un assalto all’arma bianca sarebbe stato più gradito.
Quale rivoluzione?
Mentre dal mercato arrivano calciatori bravini, talvolta bravi, ma senza un progetto tale da dare l’idea che qualcosa la si vuole cambiare per davvero. La rivoluzione estiva è stata fatta sulle ceneri del Brescia, quella invernale per ora non c’è ma si basa sulle cessioni, più che sugli arrivi. Fa paura questa tendenza alla conservazione di qualcosa che non funziona. Le facce buie di Di Cesare e Magalini, l’impotente Vivarini (allenatore di spessore, ma un po’ in confusione). Il penultimo posto spaventa per questo: ogni squadra là dietro può aggrapparsi a qualcosa. A un buon calciatore, un attaccante, un gioco effervescente. Ogni squadra là dietro commette molti errori. Il Bari neppure questo, è lì perché tutto scivola addosso, perché nulla si muove per davvero, nemmeno quando cambia. È il messaggio più inquietante, perché arriva – in maniera involontario – dall’alto e travolge anche la squadra. Senz’anima in un luogo dove le anime sono volate via.



Più che la C fa paura questa gestione ed il fatto che non se ne vadano più.